L’ascesa di SpaceX come protagonista assoluta dell’economia spaziale ha catturato l’attenzione di milioni di investitori in tutto il mondo.
Tuttavia, la società di Elon Musk rimane non quotata in borsa, con una valutazione privata che ha superato i 350 miliardi di dollari, rendendo l’accesso diretto praticamente impossibile per il retail investor medio. La domanda che molti si pongono è lecita: esistono alternative quotate sui mercati che offrano un’esposizione al settore spaziale con valutazioni più accessibili e potenzialmente rendimenti interessanti?
Il cosiddetto settore New Space è in forte espansione. Secondo le stime più recenti, il mercato globale dell’economia spaziale potrebbe raggiungere i 1.000 miliardi di dollari entro il 2040, trainato da lanci commerciali, satelliti per telecomunicazioni, osservazione terrestre e turismo spaziale. Un contesto che rende particolarmente interessante l’analisi di titoli azionari quotati che operano in questo ecosistema.
Tra le società più citate dagli analisti come potenziali alternative a SpaceX figura Rocket Lab USA (RKLB), quotata al Nasdaq. La società si è affermata come uno dei principali fornitori di servizi di lancio per piccoli satelliti, con un portafoglio ordini in crescita e una diversificazione in atto verso i sistemi spaziali. Il titolo, pur avendo registrato una significativa volatilità, tratta a multipli decisamente più contenuti rispetto alla valutazione implicita di SpaceX.
Un’altra opzione seguita con interesse è Planet Labs (PL), specializzata nell’osservazione terrestre tramite una costellazione di nanosatelliti. La società offre servizi di analisi geospaziale a governi e aziende private, operando in un segmento con barriere all’ingresso elevate. Analogamente, Satellogic rappresenta un player emergente nello stesso comparto, con una presenza crescente nei mercati emergenti.
Non va trascurata Virgin Galactic, oggi riposizionata strategicamente dopo la transizione verso i veicoli di nuova generazione, né i cosiddetti pure play indiretto come Intuitive Machines (LUNR), che ha ottenuto contratti significativi dalla NASA nell’ambito del programma lunare Artemis. Questi titoli offrono un’esposizione diretta alle commesse governative, storicamente più stabili rispetto ai ricavi commerciali.
Dal punto di vista degli investitori retail e istituzionali, l’approccio più prudente rimane quello della diversificazione tramite ETF tematici dedicati al settore spaziale, come lo SPDR S&P Kensho Final Frontiers ETF o il ARK Space Exploration ETF (ARKX), che consentono di distribuire il rischio su un paniere di titoli correlati al tema spaziale, riducendo l’esposizione alla volatilità dei singoli titoli.
In conclusione, sebbene SpaceX rappresenti il benchmark assoluto del settore, i mercati finanziari offrono già oggi diverse opportunità quotate per chi voglia investire nella corsa allo spazio. La chiave, come sempre, sta nell’analisi fondamentale approfondita, nella gestione del rischio e in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo, indispensabile in un comparto ancora in fase di maturazione ma ricco di potenziale strutturale.
Fonte: it.investing.com
