Un quarto degli investimenti in asset digitali (criptovalute) effettuati dagli europei avviene al di fuori dei canali della consulenza finanziaria tradizionale.
È questo il dato più rilevante emerso da una recente indagine condotta da CoinShares, uno dei principali gestori europei di prodotti d’investimento legati alle criptovalute, che ha analizzato il comportamento degli investitori in cinque mercati chiave del Vecchio Continente.
Il fenomeno evidenziato dalla ricerca pone una questione strutturale sempre più urgente per il settore finanziario: mentre il mercato delle criptovalute e degli asset digitali continua a crescere in termini di adozione e capitalizzazione, una porzione significativa di questi flussi di capitale si muove in modo autonomo, senza il supporto o la supervisione di figure professionali abilitate. Questo significa che molti investitori retail scelgono piattaforme di exchange, wallet digitali e app di trading senza ricevere alcuna forma di consulenza regolamentata.
Le implicazioni di questo dato sono molteplici. Da un lato, emerge una lacuna formativa e di offerta da parte dell’industria finanziaria tradizionale: banche, reti di consulenza e intermediari non sono ancora pienamente attrezzati — o non sono percepiti come tali dai clienti — per guidare gli investitori nel mondo degli asset digitali.
Molti consulenti finanziari, soprattutto in Europa, non hanno ancora accesso a prodotti regolamentati sulle criptovalute da inserire nei portafogli dei propri clienti, oppure non dispongono della formazione adeguata per trattare questa asset class con la necessaria competenza.
Dall’altro lato, questa dinamica solleva seri interrogativi sul fronte della gestione del rischio. Gli investitori che operano in autonomia nel mercato crypto sono spesso esposti a rischi elevati: volatilità estrema, mancanza di diversificazione, vulnerabilità alle truffe e alle piattaforme non regolamentate. L’assenza di un consulente professionale può tradursi in decisioni di investimento poco ponderate, prese spesso sull’onda dell’emotività o delle tendenze di mercato.
Il quadro normativo europeo sta cercando di rispondere a queste sfide. Il regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets), entrato pienamente in vigore a fine 2024, rappresenta un primo passo verso una maggiore regolamentazione del settore, introducendo obblighi di trasparenza e requisiti per i fornitori di servizi crypto. Tuttavia, l’adeguamento dell’industria della consulenza finanziaria richiederà tempo e investimenti significativi in formazione e infrastrutture tecnologiche.
Per gli operatori del settore, il messaggio è chiaro: ignorare il segmento degli asset digitali significa perdere una fetta crescente del risparmio gestito. Le reti di consulenza che sapranno integrare competenze specifiche sulle criptovalute e proporre soluzioni di investimento regolamentate — come gli ETF su Bitcoin o i prodotti ETP quotati — avranno un vantaggio competitivo rilevante nei prossimi anni. Il mercato si sta evolvendo rapidamente e chi non si adegua rischia di restare indietro.
Il report di CoinShares fotografa una realtà in rapida trasformazione: gli asset digitali non sono più una nicchia speculativa, ma una componente sempre più presente nei portafogli degli investitori europei. Spetta ora all’industria finanziaria fare il passo necessario per colmare il divario tra domanda e offerta di consulenza qualificata in questo ambito, prima che la distanza diventi incolmabile.
Fonte: www.wallstreetitalia.com
